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style on > C’è ancora qualcuno che crede nel magazine cartaceo

La scorsa settimana ho avuto il grande, grandissimo onore di conoscere una persona che, grazie al suo lavoro e alla sua creatività, da tempo mi ispira e stimola il mio operato. Lui, classe 1966, è cresciuto nel countryside inglese per poi stabilirsi definitivamente a Londra in giovane età, dove ha studiato fotografia al London College of Printing. Inizia la sua carriera fotografica, presto entra in contatto con Jefferson Hack e insieme collaborano e fondano, un po’ per gioco, un po’ per sbaglio, Dazed&Confused, rivista in parte mainstream, in parte indipendente che tratta di musica, arte, moda e lifestyle.

Ma di chi starò mai parlando, se non del grande Rankin ?

Già lo so che susciterò un po’ di invidia, ed è assolutamente concessa, anche perché mai avrei immaginato di sedermi a chiacchierare con lui (e anzi, se qualcuno mi avesse detto che tutto questo sarebbe successo avrei probabilmente reagito con una sonora risata!).

E invece così è andata: vengo invitato all’ evento ‘Conversation with Rankin’ un cocktail party organizzato per il lancio in Italia di ‘Hunger’, rivista semestrale di moda, arte e cultura che il nostro amico John ha da un anno lanciato. Prima che l’evento inizi, mi ritrovo seduto su questo imponente divano in pelle, con un sottofondo musicale dalle note sconosciute, cielo grigio alle mie spalle…il tutto sembrava far presagire che sarebbe stata una conversazione piuttosto ‘tesa’ e poco confidenziale e invece.. tutto il contrario! Lui, Rankin, si rivela infatti una persona molto alla mano e dalle infinite parole (credetemi, a volte perdevo il filo del discorso). Si siede di fronte a me, gambe accavallate sulla poltroncina un po’ vittoriana e, tra un drink e l’ altro, gli domando se non sia una scelta un po’ azzardata e controcorrente, al giorno d’oggi, decidere di creare un magazine cartaceo, visto che ormai tutto si sta trasferendo sul web e che le riviste in carta diventeranno presto dei cimeli da collezione, un po’ come i vecchi 45 giri.

Rankin, dopo una risatina mi risponde che, nonostante tutto, lui crede ancora fortemente nel potere del magazine stampato, in quanto convinto che stimoli più sensi: il tatto prima di tutto, l’olfatto, e non solo vista e udito come accade sul “wild wild web”. Ciononostante, spiega l’ intervistato, una versione digitale di ‘Hunger’ è già esiste (ed è favolosa): su ‘Hungertv’ infatti è possibile approfondire, grazie a video, interviste e immagini, tutti i temi trattati sul numero cartaceo e io credo che questo sia il perfetto esempio di come il vecchio e il nuovo si possano fondere, in totale armonia, per esprimere contenuti forti a 360 gradi.

Terminata la chiacchierata con il mio grande mito, mi faccio un altro drink, mi guardo attorno e comincio a pensare tra me e me che le riviste cartacee, in realtà, non moriranno mai.

E’ troppo difficile eguagliare il piacere di sfogliare le pagine di un giornale in un momento di relax, magari sorseggiando un buon caffè. Le riviste hanno un valore troppo evocativo, stimolano la fantasia ben più dello schermo di un computer, e soprattutto (a meno che non le cestiniamo) rimarranno per sempre con noi. Dobbiamo però rassegnarci al fatto che diventeranno presto dei veri e propri tesori custoditi nelle librerie di fanatici e collezionisti, magari con un filo di polvere, ma comunque a nostra disposizione per essere consultati, odorati e assaporati.

Quindi, un consiglio (e mi viene dal cuore).. correte a prendere l’ultimo numero di Hunger, il numero 3, e spendete questi pochi euro per un progetto editoriale che ha davvero tanta ricerca alle spalle, tanta creatività e ancora tanta voglia di essere sfogliato.

Poi, tra qualche anno o decennio, sono certo che non vi pentirete di aver fatto questa scelta.

Piermattia Aiello

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