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style on > Objects of ordinary madness: Tillmann Lauterbach

SO-379LAUTERBACH

Laddove gli schemi si sfaldano e il convenzionale sfuma via, il classico composto s’intarsia immediato del nuovo avanguardistico: un deflagrare di codici che sorprende lo sguardo, irretisce il gusto e lascia intatta la confortevolezza.
Un modus operandi complesso e appassionato che non tutti, ma sicuramente i davvero buoni creatori possono sfoggiare: Tillmann Lauterbach spicca tra questi impugnandolo con ammirevole padronanza e forgiandoci la sua collezione menswear s/s 2015, in debutto alla Milano Fashion Week.

Appurato che in questi inoltrati anni duemila anche il guardaroba maschile vanta risoluto legittime richieste di styling ed efficienza, compie aperte dichiarazioni di amor estetico, inventa sperimentazioni di stile serissime eppur con un apparire divertito, ma senza mai sbilanciare il mirino sulla prontezza pratica del suo vestire: una verve creativa che della sofisticatezza sartoriale artigiana fa tela candida su cui comporre opere d’alto tasso avant-garde non può che meritare applausi scroscianti!

È questo che balena tra occhi e pensiero nei confronti di Tillmann Lauterbach: sarà l’aspirazione a vestire un uomo dal lifestyle moderno, pertanto frammentato dai ritmi underground, con un’eleganza grezza e abrasiva fuori ma di eccellenza materica dentro.
O sarà la sua visione della moda che racchiude quel raro penchant diretto all’alchimia tra il rigore dell’arte applicata e la libertà dell’espressione astratta.
Fatto sta che Tillmann Lauterbach ha il pregio di imprimere in ogni collezione il valore dell’unicità.

E lo ha fatto anche nella SS 2015, ribattezzata Objects of ordinary madness: oggetti di ordinaria follia, un titolo che è tutto un programma, literally!
Tal programma, infatti, inizia dalla miscela di due ispirazioni potenti: la mostra newyorkese di Joel Shapiro e il film “Enter the void” di Gaspar Noè, moodboard concettuali che hanno fornito a Lauterbach l’intenzione di scardinare il dinamismo da ciò che pensiamo statico, manipolarlo nella forma e nella sostanza fino al punto di dimostrare che ciò che sembra funzionalità scontata in realtà cela una sperimentazione inaspettata.
La follia della casualità ragionata, dunque. È così che si spiegano e si godono il denim marmorizzato invecchiato, rivoltato e rifinito a mano nonché spruzzato di vernice à la Pollock, il camice d’artista con tasche scomposte, la lana pregiata dei capispalla schiacciata ad ogni filo per renderla lievissima e l’alluminio viola dei pantaloni metallici che in realtà fluisce morbidissimo.
E ancora: le camicie leggere e fragranti come fogli di carta e i maglioni frutto dell’intreccio di nastri in carta trattata e waterproof. Non basta?
Ci sono ancora i pattern a griglia trompe-l’œil composti da strisce in maglia grigia e punti in pelle bianca, le grafiche cut-out, i dettagli liberamente ispirati alle camicie di forza, of course, e la palette composta dai colori del tessuto urbano.

Ma l’ordinaria follia non può estinguersi solo qui, no way!
Si amplifica nella capsule collection di occhiali in collaborazione con il designer Ti Kwa, il cappello dall’eccentrica maxi visiera allungata e le scarpe eclettiche eppur elegantissime create ancora una volta in partnership con Achille Ion Gabriel.

Ed ora: sorprendetevi con pienezza!

Silvia Scorcella

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