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style on > Uppercut: Digital tribal generation

SO-417Uppercut

Uppercut. Letteralmente “taglio superiore”.
Ovvero il punto di vista con il quale leggere l’estetica di questo giovane brand italiano e milanese in particolare.
Un tripudio di moduli geometrici: specchiati, ripetuti e ruotati.
Un gusto avanguardista contemporaneo che filtra le subculture street-style ripensandole, riplasmandole e rimuginandole a nuovo.
L’effetto è moderno, e per questo motivo ci piace, anzi ci piace molto, e non delude le aspettative la  4D Collection, per il prossimo Autunno-Inverno 2014-2015.
È un put together che definisce le intenzioni “metissage” delle proposte secondo un filtro da graphic design che qualifica l’orizzonte culturale del suo ideatore e fondatore, Lele Severi, quale figlio della “zappinggeneration”.

La chiave di lettura o meglio il “taglio” d’apportare è chiaro.
Il superamento della tecnica e dell’approccio fotografico, passione del designer, palesa la forza intrinseca e il successo commerciale del brand.
Se la fotografia si limita infatti a registrare l’esistente, il passaggio alle tecnologie digitali -con il relativo abbandono e superamento dell’impressione fotochimica- d’un balzo hanno trasformato il processo analitico in quello sintetico.
Così il gioco è fatto. Ma semplice a dirsi, non a farsi.
Uppercut ci è riuscito. Le sue geometrie vettoriali diventano racconti enigmatici e intriganti in cui si riconoscono le culture dalle quali sono partite.
I graffiti, ad esempio, con i loro colori e i loro alfabeti, criptici come geroglifici, diventano motivi decorativi di girocolli, polsini e canetè e taschini in licra texturizzata.
È una sintesi quella di Uppercut: un processo di riduzione che altro non è che astrazione.
Vi ricordate? Astrarre significa “trarre fuori” (ab-traho), ovvero ridurre, sintetizzare partendo dal dato fenomenico.
La natura non è forse una complessità geometrica al microscopio?

Un processo intellettuale, a ben vedere, davvero originale tra le pieghe di Uppercut.
Il risultato è all’altezza. Belle le felpe, le T-shirt, giacche e pantaloni stampate in all-over in trame di cotone e poliestere.
I materiali sono fra loro mixati: tessuti tecnici, impermeabili, riflettenti e caldi interni di piuma d’oca contribuiscono al successo del prodotto, spesso rifinito a mano.

I colori guardano a un’estetica degna delle tribù digitali dei social network: tutti saturi, dominano i fluo ma non mancano gli optical.

Le tribù.
Quelle moderne, brulicanti sotto l’etichette più disparate, sotto il segno dell’organizzazioni politiche più evolute, ma pur sempre tribù: nuove, digitali, sfuggenti.
Ecco la quadratura del cerchio che giustifica il linguaggio usato da Uppercut.
Un linguaggio espressivo chiamato a dar voce alle tribù contemporanee, e che, a ben pensarci, non sembra essere molto diverso dall’astrattismo dell’arte greca prima dell’organizzazione in “polis”.
Tribù appunto.

Fabio Massaccesi

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